PENSIERI e TESTIMONIANZE
 
 
 
DISCORSO DI ADDIO (preparato e letto da Elena a nome di tutto il coro)

Caro Maestro, anzi caro Mino, perchè è in questo modo che la maggior parte di noi vorrebbe rivolgersi a te in questo momento, anche quelli che avrebbero desiderato essere qui e che per ragioni diverse non ti hanno potuto accompagnare in quest'ultima tappa, e che noi ci sentiamo di rappresentare nel porgerti quest'ultimo saluto...
Ti sei ammalato nel cuore dell'inverno e te ne stai andando in una radiosa giornata di maggio, nel momento dell'anno in cui è massima l'esplosione della vita, e questo ben si addice all'immagine che abbiamo sempre avuto di te.
Hai attraversato le nostre vite lasciando tracce che nessuno potrà mai cancellare, ci hai portati ad assaporare la dimensione del sogno, ci hai aiutati a capire, col tuo entusiasmo e con le tue profondità di pensiero, che è possibile a volte sollevarsi da terra e volare alto, al di sopra di ogni materialità quotidiana, purchè lo si voglia veramente e si sia disposti a dare il meglio di se stessi.
In poche parole, ci hai fatto comprendere come sia bello mettersi in gioco, a qualsiasi età, ma a costo di ogni sforzo, ed è questa la più grande lezione di vita che ci hai dato.
Anche in questi mesi, nonostante le sofferenze, non hai mai smesso di trasmetterci messaggi positivi e proprio per questo il farti visita era salutare in primo luogo per noi.
E ora che te ne vai, portando con te il giogo, divenuto leggero, di un'esistenza intensamente vissuta, qualche volta rivolgi un pensiero anche alle nostre fragilità!
Se è vero, come mi piace credere e come ben recita il versetto biblico che in questo periodo stiamo cantando sulle note di Brahms, che ci ritroveremo tutti al suono dell'ultima tromba, allora aspettaci, perchè quella sarà una grande occasione, in cui dovremo dare il meglio di noi; non dovrai fare l'appello, non ci saranno assenze, saremo finalmente in grado di cantare senza spartito e sarà un “Alleluja” senza fine.
Per ora buon viaggio, e che la casa del Signore sia per te amabile ed accogliente come il tuo animo lo è stato con noi in tutti questi anni.

Cassanigo, 21 Maggio 2009


 

da GIULIO

 

                                         

 

Vi voglio confessare che più di una volta ho strappato e riscritto questo testo. L'avevo iniziato con uno sguardo smarrito per il lutto che ci ha colpito. Temevo di essere demagogico, parola che temo come offesa, in particolare per Mino Bordignon. Sono stato Suo collaboratore per alcuni anni, oltre che amico, ed è stata una esperienza indimenticabile. Eravamo, Lui credente io agnostico, e nelle trasferte che facevamo per i sopraluoghi in occasione di concerti era inevitabile che si discutesse di credo religioso. Un esempio, che cito molto spesso, sta nella interpretazione dei testi letterari degli Stabat Mater. Mi diceva "...tu che sei filo-comunista..." così mi definiva, "... che differenza trovi tra il dolore di Maria per il Figlio sulla Croce ed il dolore di una madre per il figlio morto in un "lager" o quella che lo vede impiccato ad un palo perchè partigiano combattente contro lo straniero invasore?..." Era riuscito a materializzare un pensiero spirituale e farmi capire il senso del dolore insito in quelle composizioni musicali.

Quante persone sia riuscito, con questa filosofia, a far amare la musica non è calcolabile in numeri: 1.000, 10.000, 100.000 ? non lo so. Sta di fatto che Egli lascia questa grande eredità.

Per Lui il luogo dell'esecuzione del concerto era il più vario: ci ha portati all'Auditorium Stravinskij di Lugano come in una chiesetta delle Alpi piemontesi dove ci ha convinti a cantare a 5 gradi sottozero. L'importante era portare il messaggio musicale.

Tenuto conto che non sono un letterato ed ho un numero limitato di parole, permettemi di prendere a prestito dalla Poesia le parole giuste; perchè i poeti, e Mino era uno di loro, aiutano ad esprimere i nostri sentimenti. Cito Garcia Lorca "...tarderà a nascere, se nasce, un...musicista...così ricco d'avventura..." Perchè la Sua carriera è stata una avventura sempre tesa alla ricerca della verità insita nel pensiero dell'autore, evitando ogni compromesso anche a scapito dei propri interessi personali.

Ciao...ciao Mino, noi non ci vedremo mai più, sai come la penso sull'aldilà, ma ti porterò nel cuore finchè campo. Giulio (Fantuzzi ) - Milano 19 maggio 2009

  da Don DANTE (discorso di congedo alla cerimonia funebre)  
  Per il Maestro Mino Bordignon

Impossibilitati a intervenire, comunicano la partecipazione al cordoglio: Monsignor Claudio Stagni, Vescovo di Faenza-Modigliana, Francesco Giangrandi, Presidente della Provincia di Ravenna, Elio Ferri, vicesindaco di Faenza, a titolo personale e della Amministrazione Comunale, e tanti per adesione telefonica al sottoscritto.
Il Maestro amava volentieri citare gli eventi musicali eseguiti per diversi Pontefici. Con affettuosa commozione evocava il conterraneo Papa Roncalli. Al termine di una esecuzione, una volta, con un cenno il Papa Giovanni lo chiamò vicino a sé e gli bisbigliò una richiesta: una canzone dialettale bergamasca: “A l’è sira”. Il nostro Maestro si schernì imbarazzato per la difficoltà tecnica di esaudirla. Si trattava del Coro della Rai. L’episodio rivela l’intesa di due straordinarie figure, come Giovanni XXIII e Mino Bordignon, il quale dolenti ora accompagniamo al piccolo cimitero di campagna per affiancarlo, come da suo espresso desiderio, nella nuda terra, all’indimenticabile sua Lia. Il cipresso, piccolo un tempo, ora svettante, veglierà silente sui due. Cassanigo riconoscente e gli amici di Faenza lo piangono e ricordano l’affetto che ci ha riservato, i concerti che ci ha regalato, ultimo il Requiem tedesco di Brahms, nella nostra piccola chiesa. Consunto da un inesorabile morbo che l’ amico padre Turoldo, nella sua poetica definiva “il drago”, il Maestro è stato accudito dai suoi cari con amore e con la massima competenza medica. Il suo grande cuore non ha retto. Cos’è la vecchiaia? Una volta gli citai la risposta di Ingmar Bergman, il regista: “E’ la salita in prossimità della vetta. Il respiro si fa corto, ma ampia è la visione delle cose”. Ho visto il Maestro raccogliersi in un assorto compiacimento. Spetta ad altri più competenti e ad appropriate sedi celebrare la statura e il valore artistico della sua esperienza. Per quanto ho potuto conoscerlo, vorrei evocare del Maestro la squisita sensibilità, l’ironia disarmante e le geniali intuizioni. Penso di condividere con voi che lo avete conosciuto, apprezzato e amato, l’immagine della sua amabilità, la ricchezza interiore e gli interessi culturali. Mi confidava che dopo la tragedia bellica, la sua intenzione è sempre stata quella di impegnarsi per la pace nel mondo, attraverso il linguaggio universale della musica. Ultimamente stilava un diario della sua vita. Il Maestro così lo sintetizzava: il grande dolore, memoria dello spirito, esperienza della vita, storie di una vocazione al “Coro”, la guerra, la prigionia, la ripresa. Ha profuso energie, fino all’ultimo, per la musica, per trasfigurare la vita. Soleva ricordare in Magnificat di Bach davanti all’intensa figura di Paolo VI, altro Papa conterraneo, deceduto nel 1978, il 6 agosto, Festa della Trasfigurazione (Vangelo). Il Cristo trasfigurato a cui gemente si rivolge la creazione (Prima Lettura), trasforma la materia in luce. Il nostro Maestro, con la sua arte, si è posto lungo questa scia. Ora la preghiera di suffragio è rivolta al Signore della Resurrezione perché dissipi in lui ogni ombra e macchia della fragilità umana. Possa il Maestro accedere con un coro celeste al beato Papa Giovanni: “Santità, a l’è sira!”. “A l’è sira, Maestro!”.

don Dante Albonetti  - Cassanigo 21 maggio 2009

  da GIORGIO  
  Mino carissimo, della tua arte, sensibilità, umanità tutti sanno... Io posso solo aggiungere: ho perso un maestro ed un amico. In tutte le accezioni, sei stato un vero, grande Maestro.
Grazie per aver creato le condizioni per conoscerti.
Grazie per aver messo la tua arte al servizio di tutti.
Grazie del calore, della passione, dell'emozione che col tuo lavoro hai saputo trasmettere.
Grazie per averci donato te stesso: arte e musica, certo, ma ancor prima insegnamenti di vita: di serietà, di coraggio, di dignità, di amore, di dedizione.
Grazie per tutto ciò che hai lasciato nelle nostre menti e nei nostri cuori.
Ognuno di noi è in qualche modo presente come dettaglio nella vita di altri, ma tu rimarrai impresso nella memoria e nel cuore di molti come una luce nel mare.

"Il vecchio Maestro sollevò il laniccio
"E lo soffiò via dal palmo della mano,
"Rivelando la vera Sorgente.
"Guarda là, dove le nuvole nascondono la cima!"
(Kaigen 1127-1279)

Il "commovente patto del vivere" che ci ha unito nei tuoi ultimi giorni è stato sì impotente, ma alto e bello, così pieno della tua forza. Ora è nella tua perdita che si sente quanto tu manchi. Continueremo a ricordarti, per tutto quello che ci hai dato: il tuo lavoro ti sopravvive, e questa è la consolazione che ci rimane. Giorgio (Tinelli) - Milano  25 Maggio 2009

  da GIUSTINA  
  Grazie, Maestro, per avermi fatto apprezzare la bellezza della musica polifonica, per le emozioni provate durante i concerti, per l'entusiasmo che mi ha trasmesso e per avermi sollevato in una atmosfera più alta. Giustina (Proto) - 04 Giugno 2009
     
     
     
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